stella-marina

Il mio mare, blu in ogni stagione

Una nuova avventura

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C’era una volta stella-marina, il mio primo blog. Sei anni fa ho iniziato questa avventura sulla scia di un corso di web writing che avevo frequentato. Non sono mai riuscita a tenere un diario. Troppo poco tempo per scrivere, per mettere in fila i pensieri che mi venivano in mente. Appuntavo qua e là sperando un giorno di poter riordinare tutto. Ho un cassetto di quaderni bellissimi con fogli bianchi, mai scritti… perchè erano troppo belli per i miei scarabocchi.  Il computer e il blog hanno risolto i problemi: si scrive sul pc di corsa, di sera, di notte e poi si rilegge e si posta. Il post ti obbliga ad essere sintetico, ad usare poche parole e a formulare pensieri di senso compiuto in poche frasi.
Poi è arrivato il social networking: flickr per le foto, anobii per i libri e facebook per le conversazioni, io che non avevo mai chattato in vita mia. Le e-mail ormai sono pane quotidiano a casa e in ufficio, il web ormai fa parte di me, non ne potrei fare a meno. Ma io non vedo niente di negativo in questo. Se non ho il computer con me, non mi manca il mezzo, mi mancano le relazioni con le persone. Mi mancano le foto di Pat, di Andrew, di Edo, mi mancano i saluti di Maè, della Cri e di Betta, mi manca non parlare in chat con Simone e  mi mancano tutte le persone che fanno parte di questo mio mondo poco virtuale e molto reale… :)

Scritto da stella710

12 luglio 2011 alle 23:17

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Aspettando…

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giochi di bimbe
E’ difficile concentrarsi quando devi fare costantemente attenzione ad un display dove i numeri appaiono in modo del tutto casuale. Peggio se non devi pagare una bolletta, ma fare una visita di controllo. Le definizioni scritte sulle slides che avevo tra le mani erano solo segni a cui mi era difficile attribuire un significato.
Ma improvvisamente ho sentito che c’era qualcosa vicino le mie ginocchia. Ho spostato i fogli e così mi sono persa nell’intenso azzurro dei suoi occhi. Mi guardava e rideva. E io mostro scarsa resistenza al sorriso di un uomo, soprattutto quando ha undici mesi e un nome che per me ha un’importanza speciale.
Voleva la mia mano per darmi il cinque. Mentre il nonno gentilmente mi spiegava quello che per Alessandro è un gioco, i nostri sguardi non si sono staccati un momento. Mi ha fatto capire come dovevo fare  con la sua piccola mano, mentre continuava a sorridermi.
Dopo ha voluto farmi vedere altro. E così, con l’equilibrio precario che si ha quando si deve bilanciare un pannolone, mi ha mostrato i suoi instabili passetti nello spazio tra me e suo nonno il quale, stupito, mi ha confessato che era la prima volta che lo vedeva in piedi da solo. (3 settembre 2007)

Scritto da stella710

29 luglio 2010 alle 21:51

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Una ragazza d’altri tempi

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rivisondoli
Dora
abita in un piccolo paese abruzzese, un borgo delizioso tra freschi boschi e dolci colline. D’estate le persone che vengono in villeggiatura sono tante, anche se non tutti possono permettersi un soggiorno nel borgo perché gli artisti lo hanno scoperto e il luogo è diventato esclusivo. D’estate però, mentre in inverno gli abitanti diminuiscono e bisogna familiarizzare con la solitudine perché al paese rimangono solo persone anziane e qualche giovane che deve affrontare la neve per andare al lavoro, lontano da qui.
E proprio della solitudine si rammarica Dora, che ha ottant’anni, un viso dolcissimo e il sorriso da ragazza d’altri tempi. Mi ha raccontato che i suoi vicini, tutti più grandi di lei, hanno le badanti, invece lei è ancora agibile, parole sue, e poi ha suo figlio sposato che vive in paese e può darle una mano in caso di bisogno. Mi ha parlato della sorella suora che stava con lei, che adesso non c’è più e mi ha fatto vedere la foto.
Ho conosciuto Dora mentre lavorava a tombolo sulla porta della sua semplice casa perchè volevo vedere la magia di quelle mani che con movimenti veloci ed armoniosi riescono a trasformare un sottile filo in meraviglie di merletto. Mi sono seduta sulle scale vicino a lei e abbiamo cominciato a parlare, come si parla con le persone anziane del tuo paese quando torni d’estate. Mi ha detto che le piaceva il mio sorriso, che a lei piacciono le persone giovani e contente perché mettono allegria. Adesso un pezzetto di Dora è a casa mia. Sono due piccole stelline di tombolo, due cristalli perfetti che mi ricorderanno sempre i suoi occhi sereni e il suo dolce sorriso. (6 settembre 2007)

Scritto da stella710

25 luglio 2010 alle 22:35

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La casa del tè

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cabo da roca
C’è una casa in un paese lontano
. Non si vede dalla strada, ma solo dal mare perché é su una roccia di fronte all’oceano. Non è semplice arrivarci. Bisogna camminare per un po’ lungo un sentiero che spesso é coperto di foglie degli alberi del bosco. E bisogna stare attenti, é umido e si scivola facilmente. Ma, proprio quando la stanchezza comincia a farsi sentire, alzi lo sguardo e la vedi.
E’ una casa di legno, forte e solida. Ci sono fiori dappertutto nel piccolo giardino dai mille colori e dai tanti profumi. Si salgono pochi gradini e già il patio ti accoglie, ospitale. Il tavolo, le sedie a dondolo e l’altalena ti portano alla mente ricordi sereni di pomeriggi trascorsi tra chiacchiere e sorrisi. La porta della casa ha un intarsio di vetro bello e delicato che sembra impossibile possa resistere alla violenza del vento freddo che viene dal mare. Non appena si entra si dimentica la fatica fatta per arrivare fin lì, per arrivare alla casa del tè.
Una luce calda ti accoglie come in un abbraccio. I mobili di legno, solidi e semplici, il tepore che viene dal camino e il profumo della legna, lo stesso che sentivi da bambina. Ma quello che cerchi con gli occhi è il sorriso delle persone che ami e sai che non c’è nessun ostacolo che ti potrebbe impedire di essere là, con loro. (26 ottobre 2007)

Scritto da stella710

23 luglio 2010 alle 23:09

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Vacanze bestiali

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Praga
Praga
è più bella e meglio conservata di Budapest e non così sfacciata nella sua ricchezza come Vienna. E’ una città sobria, signorile, consapevole della sua storia scritta su ogni torre, edificio e palazzo, ma allo stesso tempo, è disponibile, accogliente, morbida. Somiglia a una gatta che fa le fusa a chi l’accarezza con dolcezza.
E proprio il gatto deve essere uno dei simboli di Praga, lo dipingono dappertutto: sulle mug, a spasso con la coda dritta o che abbraccia un cane, sulle spille e sui fermacapelli che vendono su Ponte Carlo. Anche se, in giro, io non ne ho visto neanche uno.
Però, sulle paratie lungo la Moldava, ho visto dei ragni così grandi da far invidia a quelli equatoriali. Le ragnatele sembravano merletti tanto erano grandi ed elaborate. Mangiano le zanzare mi hanno detto. Ma cosa sarà mai una puntura di zanzara mitteleuropea in confronto alla vista di quei bestioni dalle zampe lunghe e pelose.
Per restare in tema, ai gabbiani di Praga piace il teatro. Ce n’erano migliaia sul tetto del Teatro nazionale e, di notte, erano una visione quasi surreale: un tetto d’oro con delle urlanti macchie volanti bianche e nere. Quelli di Ponte Carlo, invece, preferiscono il volo acrobatico tra i pezzetti di pane lanciati verso il fiume.
Per salutarci, Praga ha mandato due animaletti che adoro: uno scoiattolino rosso che se ne andava a zonzo per i prati e i viali di Vysehrad, l’antico castello, e un picchio, proprio uno di quelli che fanno il nido nel tronco degli alberi, in una via quasi irreale che portava verso il Monastero di Santa Agnese.
Ho ringraziato questa città che mi ha regalato una vacanza da incanto, dando molto e chiedendo poco in cambio, una città dove c’è da perderci gli occhi, sempre con il naso all’insù. (22 agosto 2006)

Scritto da stella710

22 luglio 2010 alle 23:21

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A nonno Tomasso

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il paesello
E’ da tanto che sei andato via, e mi manchi. Mi manca la dolcezza dei tuoi occhi, il tuo sguardo mite e determinato di chi ha visto tanto, forse troppo, ma è rimasto leggero, come il volo di una farfalla.
Ricorderò sempre quelle tue frasi sagge: le ripetevi per insegnarmi qualcosa che avevi imparato sulla tua pelle, qualche verità che in quel momento veniva riconfermata e che volevi lasciare a me. Non hai mai smesso di voler imparare quello che il destino non ti aveva fatto apprendere sui banchi di scuola. Ricordo ancora il tuo tema del corso di aggiornamento: parlava del tuo lavoro, di come ti piaceva perché ti permetteva di essere a contatto con le persone.
Ricordo anche la tua voglia di ascoltare il giornale-radio, ‘o communicato, a mezzogiorno: bisogna saperle le cose, devi sapere quello che ti succede intorno, mi dicevi, mentre al bar mi versavi la gazzosa nel bicchiere o mi davi i soldi per il cremino.
Avevi lo spirito tenace e caparbio di chi sa cos’è una sconfitta, ma non si arrende perché la posta in gioco è la serenità delle persone amate. Eri instancabile e sapevi fare di tutto: ci sono opere tue in casa mia.
E poi c’è quella foto che ho portato con me. E’ piccola e in bianco e nero, come si usava allora: mi tieni in braccio, mi stai dicendo qualcosa e mi sorridi. Io sono una bimbetta di qualche mese e ti guardo con la fiducia di chi sa di aver trovato un abbraccio che l’accompagnerà per sempre.

Scritto da stella710

21 luglio 2010 alle 18:04

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Magia della poesia

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s. stefano di sessanio
Un caldo pomeriggio di aprile,
un’aula con una finestra speciale sui tetti di Roma,
un fastidioso brusio di ragazzi che chiacchierano,
la voce del giovane professore che recita:

Bella, era così bella
che lo vedevi in faccia
alla gente per strada,
s’era sciacquata gli occhi;
lei era appena passata
e durava un minuto lo stupore
.

E il colore della giornata cambia, in meglio.

Scritto da stella710

19 luglio 2010 alle 19:04

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Succede…

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port lligat

Succede che sistemando qualcosa nella scatola preferita, spunta fuori una poesia che qualcuno  ha scritto per te tanto, tanto tempo fa, a Palermo, in una notte d’aprile che sapeva già d’estate.  

A M. 
Indimenticabili giorni:
ero una rondine nel suo cielo,
ero un fiume entro il suo letto,
era il sole e poi la luna ad illuminare il nostro cammino,
era la voglia di restarti vicino,
era la voglia di vederti il giorno dopo,
era l’attesa di chi non sa vivere senza l’altro,
era un mare d’amore puro…
ora, è un oceano di nostalgia.

Scritto da stella710

18 luglio 2010 alle 20:02

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Esercizio di scrittura

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La prima frase è l’incipit del racconto di Ernest Hemingway Un posto pulito illuminato bene, tratto  dai 49 racconti, il resto è mio.

Era tardi e tutti se n’erano andati dal caffé, meno un vecchio seduto nella zona d’ombra che le foglie dell’albero formavano sotto la luce elettrica.

Sul tavolo una bottiglia quasi vuota gli faceva compagnia. Lui stava lì, immobile.
Eppure il suo sguardo era vivo, in movimento.
Veniva ogni giorno al caffé, sempre puntuale. Arrivava quando il giorno stava per finire, solo allora trovava la forza di entrare in contatto con il mondo esterno che ormai gli era estraneo.
Sedeva sempre allo stesso tavolo. Non parlava, il cameriere conosceva bene i suoi gusti.
Non c’era bisogno di parole. E per ringraziare lui sorrideva.
Nessuno sapeva la sua età. Molti anni prima era sbarcato da una delle tante navi che arrivavano all’isola e non era più andato via. La sua casa era vicina al porto e i pescatori gli erano amici. Si sapeva che aveva trascorso quasi tutta la vita in mare. Per lui la terraferma era un luogo straniero.
Nelle sere d’inverno, al caffé, quando per vincere il freddo si beveva qualche bicchiere di troppo, qualcuno raccontava di un giovane capitano che affrontava le tempeste con un sorriso.

Scritto da stella710

17 luglio 2010 alle 22:13

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